Cose di Questo MondoGenere: Script di Giuseppe Sepe |
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Al di là della periferia di una città, al di là di tutte le altre città, su una collina a punta d'ago. Una casa aveva le luci accese. Io ero lì fuori, con il mio soprabito nero, una borsetta contenente la soluzione, un grosso scatolone infiocchettato. Dall'esterno, attraverso i vetri di una finestra, potevo osservare tutto quello che accadeva all'interno della casa. L'unico inconveniente era una pioggia fittissima, che non mi avrebbe risparmiato qualche malanno. Ma lo spettacolo a cui stavo per assistere e a cui avrei poi partecipato, giustificava il sacrificio. La tavola era imbandita, la minestra fumante, le posate e i bicchieri disposti in un ordine di rara perfezione. In piedi, intorno alla tavola, c'era la famiglia Donatti al completo. Al suono di un orologio a pendolo, che segnava le nove della sera, tutti si sedettero. La prima a farlo fu Simona, una bella bimba con lunghi capelli gialli e due grandi occhi neri, era vispa e intelligente, con una linea di tristezza sul viso; poi Adolfo, il padre di Simona, il capo famiglia, un uomo sulla quarantina, alto e magro, sbarbato così bene che la sua pelle sembrava quella di un neonato, lavorava nei supermercati; anche lì faceva il capo - reparto. Poi si sedette Sara, la moglie di Adolfo, la mamma di Simona, una giovane donna, così riccioluta che quasi il volto non le si vedeva, il suo abbigliamento era notevolmente austero; ed in fine Matteo, il fratello del capo famiglia, lo zio di Simona, un anziano pensionato, calvo, occhialuto e con una dentatura da cavallo, che sembrava ridesse sempre. Quando l'orologio smise di suonare, ci furono pochi attimi di un silenzio denso e corposo, quasi impenetrabile. Poi la piccola Simona compì un gesto inaudito, fuori dagli schemi: allungò una mano verso il cestino del pane e ne prese un pezzo. "Quante volte te lo devo dire che non sì tocca cibo prima del ringraziamento al signore?! Rimetti quel dannato pezzo di pane al suo posto, bambina maleducata!" Così Tuonò suo padre Adolfo. Simona abbassò lo sguardo e ubbidì senza fiatare. Il pezzo di pane tornò nel cestino. Ripristinato l'ordine delle cose, con una lenta movenza del capo verso il basso, Adolfo invitò tutti ad unire le mani in segno di preghiera. Poi in coro recitarono: "Noi umili servi, alla tua mensa, ci pieghiamo davanti alla tua volontà. Fai di noi ciò che vuoi, noi faremo di te l'unica ragione di vita..." Un colpo di tosse della bimba interruppe la supplica. Lo sguardo ruvido del padre verso la figlia, poi di nuovo il coro: "Signore, grazie per tutto quello che ci dai ed anche per quello che non ci darai mai, amen." Appena finita la preghiera, la moglie, con puntualità tipica di chi conosce il proprio dovere, si appropriò della minestra per servirla ai familiari. Lo fece seguendo un ordine - una scala gerarchica. Prima il marito, poi suo cognato, sé stessa ed in fine sua figlia. "Ottima questa minestra, squisita! Quest'anno la verdura è stata eccellente." Disse Matteo, sbavando dalla bocca la poltiglia verde. "E' buona, ma manca di sale, giusto un pizzico in più per essere perfetta." Disse Adolfo, guardando sua moglie. "Ogni volta che la cucino aggiungo un po' di sale in più della volta precedente, eppure a te sembra sempre che ne manchi un po': la perfezione e solo ed unicamente del signore!" Disse Sara. "Mi passate la bottiglia dell'acqua? Non ci arrivo." Disse Simona. "Tu parli di perfezione del signore, ma ci sono cose che non riesco a spiegarmi..." Disse Matteo a Sara, poi rivolgendosi anche al fratello, continuò: "L'altra sera ero a casa, nella mia camera da letto, cercavo di riposare, ma il caldo non mi dava tregua..." "Ho sete, per piacere passatemi la bottiglia, ho sete!" Simona cercava di richiamare l'attenzione dei genitori. "...Allora spalancai la finestra, nella speranza di far entrare un filo di vento, ed invece l'unica cosa che entrò fu uno stramaledetto pipistrello, bestiaccia immonda! Quel bastardo voleva aggredirmi, non ci vidi più dalla rabbia, presi la sedia accanto al letto e lo colpii una volta, due, fino a spiaccicarlo sulla parete, una stampa perfetta." Disse Matteo, con la bocca dilatata e soddisfatta. "Vi prego la bottiglia dell'acqua, devo bere, non ci arrivo." Continuava Simona inutilmente. Nessuno l'ascoltava. "Cosa centra questa storia con la perfezione divina?" Disse Sara. "Certe volte non riesco a seguire i tuoi discorsi Matteo, spiegati meglio." Incalzò Adolfo. "Non capite? Se il signore è davvero perfetto perché mai avrebbe creato delle bestiacce come i pipistrelli? Portano solo rogna e fastidio, sono schifose! Non c'é ragione perché esistano." Disse Matteo, infarcendosi la bocca di altra poltiglia verde. "Non devi parlare in questo modo del signore. Ogni sua creatura ha ragione di esistere, per lui tutte sono uguali ed hanno uguale dignità di essere." Disse Sara. "Mia moglie ha ragione. Anche se non capiamo, il signore avrà avuto una buon motivo per creare simili bestie. Anche il pipistrello ha la sua funzione, a noi sconosciuta." Disse Adolfo, con fierezza verso il fratello. "In genere i pipistrelli si nutrono di insetti: sono considerati utili all'uomo per questo. Inoltre molte specie di chirotteri hanno un ruolo importante nell'impollinazione delle piante e nella dispersione dei semi!" Disse Simona, tra lo stupore di tutti. I genitori e lo zio la fissarono immobili. "Ho sete qualcuno mi passi l'acqua!" Simona, disperata e rassegnata alla non curanza degli adulti, si allungò sul tavolo e con la punta delle sue piccole dita sfiorò la bottiglia. Tanto bastò affinché questa cadde sul tavolo. Il frantumarsi della bottiglia, l'acqua sulla tovaglia, poi gocciolante sul pavimento, accesero gli occhi di Adolfo in uno sguardo di severa perfidia. L'uomo scattò in piedi, come un burattino tirato su dai fili. La bambina si fece piccolissima, rannicchiandosi sulla sedia. "Caro ti prego, la bambina non l'ha fatto apposta!" Disse Sara. "Calmati Adolfo, è stato solo un incidente, può capitare!" Disse Matteo. "Non l'ha fatto apposta a dire quelle idiozie sui pipistrelli? Nessuna figlia ha il diritto di contraddire il padre, tanto meno una mocciosa come lei!" Disse Adolfo. Poi alzando la mano destra verso l'alto, pronto a colpire la figlia con un ceffone, continuò con rabbia. "Ora vedrai cosa ti combino!" Fu allora che dalla finestra mi spostai rapidamente davanti alla porta di casa. Era quello il momento giusto per intervenire. Suonai il campanello. Adolfo, abbassò il braccio e guardò sua moglie, che a sua volta guardò Matteo, che girando il capo lentamente, guardò la porta. "Aspettate qualcuno?" Disse Adolfo. "Sono dieci anni che abitiamo qui, e nessuno è venuto mai a farci visita." Disse Sara. "Allora chi ha suonato il campanello?" Disse Matteo, con un espressione preoccupata. Adolfo guardò sua figlia. "Con te faremo i conti dopo." Poi indicando alla moglie la porta. "Tu vai ad aprire e caccia via i ficcanaso!" Sara, con una composta agitazione, si diresse alla porta. Prima di aprirla diede un sospiro liberatorio. La porta si aprì. "Chi siete voi, cosa volete da noi?" Disse Sara, con un filo di voce. La guardai negli occhi. Sara aveva paura. Allora le concessi un sorriso. "Vengo da lontano, sono Betty, non mi riconosci più? Sono la cugina di Adolfo e Matteo. Fa freddo fuori, sta piovendo, posso entrare?" Sara non disse una parola, mi fece entrare, poi m'invitò a seguirla. Eravamo nella stanza da pranzo, poggiai lo scatolone infiocchettato sul tavolo. Tutti gli occhi erano puntati su di me, un plotone d'esecuzione mi avrebbe rassicurata di più. Solo la piccola Simona mi sorrise. "Perché hai fatto entrare questa donna nella nostra casa? Non vogliamo problemi, siamo gente perbene." Disse Adolfo alla moglie. "Ma come non la riconoscete? E' vostra cugina Betty." Disse Sara rivolgendosi al marito e a suo cognato. "Io non ricordo di avere nessuna cugina con quel nome. Ci deve essere un malinteso, signora, lei ha sbagliato casa." Disse Matteo grattandosi la testa. Lo guardai negli occhi. Matteo aveva paura. Concessi un sorriso anche a lui. "E' passato tanto tempo, ma la tua memoria lascia sempre a desiderare. Vedrai che, se ti sforzi, troverai qualche ricordo su di me. La vecchia altalena giù al fiume, ti dice niente?" "E' vero, pochi sanno di quell'altalena! Betty... Betty, questo nome ora mi suona più familiare." Disse Matteo, più sereno. "A me non piacciono i ficcanaso e gli imbroglioni. Non esiste nessuna cugina di nome Betty. Che vuoi? Noi stavamo cenando e tu ci hai interrotto." Lo guardai negli occhi. Adolfo non aveva paura. Mi voltai dalla parte della bambina e corsi a darle un bacio, Simona mi strinse forte. "Quello che voglio è solo fare un bagno caldo, ho bisogno di questo, ora." Sara m'indicò la scala che portava al piano superiore. "Sali le scale e..." La interruppi. "E gira a destra, seconda porta. Dico bene Adolfo?" Mentre andavo verso le scale, rivolgendomi a Adolfo, Matteo e Sara. "Quello scatolone è per voi tre, un regalo, ma che sia il capo famiglia ad aprirlo." Salii le scale e voltai a sinistra, era la camera di Adolfo e Sara che cercavo, non il bagno. Entrai e mi misi a sedere sul letto. Sapevo gia che di lì a poco Adolfo sarebbe venuto da me. "Adolfo, perché sei stato così scortese con tua cugina? Avanti apri quel pacco, che aspetti?" Disse Sara, colma di curiosità. "Quella lì non é nostra cugina!" Rispose Adolfo. "Non essere ridicolo, non la vedevamo da parecchio, tutto qua. Apri questa scatola, vediamo cosa c'é dentro." Disse Matteo. Adolfo tirò a sé lo scatolone. Tolse il fiocco. Pigramente sollevò la copertura. Tanto polistirolo, sembrava che lo scatolone contenesse solo questo. Adolfo affondò le mani nel bianco, afferrò qualcosa e la tirò fuori in modo che solo lui potesse vedere di cosa si trattasse. "Facci vedere anche a noi, non tenerci sulle spine!" Disse Matteo. "Adolfo, ma non ti senti bene? Perché non parli? Sei diventato pallido!" Disse Sara, preoccupata. Adolfo non rispose. Aveva un'espressione assente, il volto e le mani di un bianco simile al polistirolo della scatola. Si girò verso le scale, diede un'occhiata a sua moglie e a suo fratello e salì al piano superiore. Quando entrò nella sua camera, mi trovò. Gli feci cenno di sedersi accanto a me. Lui si sedette e subito scoppiò a piangere. Mi guardava e farfugliava parole. "Uno come me cosa ha fatto per meritare una simile umiliazione? Quando si saprà in giro non potrò più uscire di casa. Che vergogna, che vergogna!" "Non piangere Adolfo, un vero uomo deve reagire in questi momenti. Ho io la soluzione per te!" Gli dissi. Smise di piangere. Io aprii la mia borsetta e gli consegnai la soluzione. Adolfo aveva ora un sorriso amaro stampato sul volto. Prese la soluzione ed uscì dalla camera. Nella stanza da pranzo le espressioni di curiosità ed incredulità s'incrociavano negli sguardi di Matteo e Sara. Lo strano comportamento di Adolfo aveva generato una complicità tra i due. Invece la piccola Simona sembrava estranea a tutta questa situazione. Se ne stava seduta davanti al suo bicchiere d'acqua. Fissava le bollicine che salivano su. "Guardiamo cosa c'è dentro!" Disse Sara a Matteo. "Credi sia necessario? E se ci fa lo stesso effetto che ha fatto a tuo marito? Lasciamo stare, anzi sbarazziamocene!" Rispose Matteo. "Ma cosa stai dicendo, io voglio vedere dentro quella scatola, adesso!" Disse Sara, che si avvicinò al recipiente di cartone e con le mani frugò nel polistirolo. Trovò delle fotografie. Le guardò. Come se le forze le mancassero, si sedette. Allungò la mano verso Matteo e gli passò quelle foto. Matteo le prese e le guardò anch'egli. Le lasciò cadere sul tavolo. In quelle foto c'era l'intimo rapporto tra lui e Sara. L'amore, il Sesso. "Cosa significa questo?" Disse Matteo. Poi il suo sguardo si diresse verso le scale, dove c'era Adolfo che le scendeva lentamente. "Sara fai qualcosa! Non vedi tuo marito? E' impazzito!" Disse Matteo. Ma Sara non rispondeva più, era sconvolta. Adolfo si avvicinò alla moglie e a suo fratello. La piccola Simona si tappò le orecchie con le mani e chiuse gli occhi. Esplosero tre colpi di pistola. Sembravano tre punti esclamativi sulla parola fine. In pochi attimi la famiglia Donatti si ridusse alla sola Simona. A quel punto, io scesi dal piano superiore a quello inferiore. M'avvicinai alla piccola Simona. Le diedi la mano e la portai con me, fuori da quella casa. Per sempre. |
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